Dal calcio al cinema: la carriera di Francesco Totti da… film

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“Mi chiamo Francesco” è un documentario incentrato sulla carriera sportiva di Francesco Totti.
Anzi, è molto di più: un racconto nudo, schietto, sincero di un campione, un fuoriclasse, una leggenda vivente di Roma e dell’Italia intera.

Dagli esordi nella Fortitudo Roma all’età di 7 anni al giorno del suo ritiro dal calcio giocato: un excursus sportivo raccontato attraverso la sua voce fuoricampo a ripercorrere i punti salienti della carriera. L’esordio a Brescia in serie A a 16 anni, la prima delle sue 307 reti nelle 786 partite complessive con la Roma, lo scudetto sollevato in quell’indimenticabile 17 giugno del 2001 sono solo parte di una storia lunghissima, durata 25 anni, colorata solo ed esclusivamente di giallorosso.

La gioia della vittoria dei Mondiali, ripercorsa dall’infortunio subíto contro l’Empoli che rischiava addirittura di precludergli la possibilità di partire alla volta della Germania, sta all’apice di un susseguirsi di emozioni che il regista Alex Infascelli confeziona alla perfezione, senza sminuire o appesantire la cavalcata di quella tormentata stagione, seppur conclusasi a lieto fine.

Sotto la lente di ingrandimento anche il rapporto con gli allenatori che hanno seduto su quella panchina: dalle lodi per Mazzone e Zeman, alla tensione con Bianchi prima e Luciano Spalletti poi, rimarcati attraverso piccanti aneddoti e retroscena.

E poi Roma, la sua città, la sua gente, il suo tutto: un amore vero, pari a quello per la sua dolce metà Ilary Blasi, che ha vinto sui soldi e sulle lusinghe del Real Madrid che nell’estate del 2004 bussò prepotentemente alle porte della Società allora presieduta dalla famiglia Sensi. Totti rimase nella Capitale dove vinse pure una Scarpa d’Oro, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe suggellando un legame di sangue con la sua città, la stessa che il 28 maggio 2017, giorno del suo ritiro, gli tributò uno striscione fin troppo eloquente: “Totti è la Roma”. E’ molto di più Francesco Totti. E il film trasuda tutta quella umanità, quella genuinità che vanno al di là di un semplice racconto sportivo.

“Manda indietro” esclama quella voce fuoricampo, forse rivolgendosi a se stessa.

A Francè, magari si potesse…

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