Too Good To Go:
molto più di un'app
contro lo spreco alimentare

Un’app scaricabile gratuitamente che permette di acquistare cibo a prezzi vantaggiosi tramite pagamento online. Ma non si tratta di prodotti qualunque: è cibo invenduto.
Ogni negoziante si impegna a mettere sull’applicazione delle Magic Box giornaliere in che vengono vendute a un terzo del valore commerciale. Il cliente non può scegliere che cosa ci sarà nel pacchetto, ma acquista sulla base del negozio e delle recensioni che legge. Stiamo parlando di Too Good To Go, l’app contro lo spreco alimentare.

Un sistema virtuoso win to win, in cui tutti guadagnano:

Imprenditore

Non butta il prodotto invenduto, e ottiene un ricavato

Cliente

Acquista ad un prezzo vantaggioso

Pianeta

Si evitano sprechi alimentari

Questo sistema vanta 80 mila partner diffusi nel mondo e sta conquistando l’Italia.

Ma come funziona esattamente? Ce lo siamo fatti spiegare da Ilaria Ricotti, PR Manager dell’applicazione Too Good To Go.

Chi ha sviluppato l’app Too Good To Go?

È stato un gruppo di studenti danesi nel 2015. Volevano fare la differenza e hanno iniziato ad elaborare quest’idea di mettere in contatto – grazie alla tecnologia – gli esercizi commerciali con i consumatori. A partire dalla Danimarca si è poi diffuso.
Nel 2016 è stata fondata ufficialmente l’azienda sia attraverso i ragazzi che hanno iniziato il tutto nel 2015, ma anche con due altri imprenditori: un attivista inglese, Jamie Crummie, e Lucie Basch, un’imprenditrice francese, che hanno permesso ancora di più di espandere e creare l’azienda.

Too Good To Go è stata prima di tutto fondata da un’idea di giovani ragazzi, studenti usciti dall’università; poi è diventata una start up e un’impresa vera e propria. Considera che in Europa è presente in 14 Paesi. L’abbiamo lanciato negli Stati Uniti nel 2020 e questo mese sarà la volta del Canada.

In Italia l’app è stata lanciata da 2 anni e ha riscosso grande successo (3,1 milioni di pasti). In che modo verificate come si comportano i negozianti?

Siamo un marketplace, quindi mettiamo in contatto l’esercente con il consumatore. Quando i negozianti entrano su Too Good To Go facciamo una formazione sul servizio e su quale sia la nostro mission antispreco. Purtroppo non abbiamo il controllo di quello che mettono sull’app, quindi andiamo a controllare a seconda delle segnalazioni dei consumatori.

Se ci arrivano “x” segnalazioni sul fatto che un posto non ha interpretato correttamente la mission di Too Good To Go e fornisce cibi immangiabili oppure oltre la scadenza, o che non rispettano il valore che è alla base della proporzione di Too Good To Go, il negoziante viene subito contattato alla prima segnalazione. Se si susseguono 2, 3 segnalazioni negative viene espulso definitivamente dall’app.

Facciamo un controllo molto serrato in questo senso e abbiamo un customer care molto attivo proprio per evitare che si verifichino episodi spiacevoli.

Che cosa volete comunicare con la nuova campagna sull’etichetta consapevole?

Un terzo del cibo al mondo viene sprecato ed è un problema enorme. In parallelo con l’app, Too Good To Go sta sviluppando una serie di iniziative concrete per combattere lo spreco alimentare a 360°: sensibilizzazione, informazione nelle scuole, interventi nelle aziende, ecc… In Italia all’inizio del 2021 abbiamo lanciato il patto contro lo spreco alimentare, un’unione virtuosa che ha raccolto 18 aziendeCroce Rossa italiana per il Terzo settore e Altroconsumo come organizzazione di consumatori. Abbiamo messo insieme queste 20 realtà per portare avanti dei progetti che vadano a contrastare lo spreco alimentare. Tra di essi rientra etichetta consapevole.

È un progetto che in realtà Too Good To Go ha lanciato in tantissimi Paesi (UK, Germania, Spagna, Danimarca) e ora l’abbiamo portato anche in Italia per spiegare meglio al consumatore, la differenza tra “da consumarsi entro il, che è la data di scadenza come noi la intendiamo, e “da consumarsi preferibilmente entro il”.

Mi sembra che per molti siano la stessa cosa, ma hanno in realtà un significato molto diverso. Dalla legislazione vediamo che “da consumarsi entro il” è la data di scadenza e quindi il cibo entro quella data va consumato perché potrebbe essere pericoloso per la salute oltre quel giorno. Il “da consumarsi preferibilmente entro il” è un termine per la conservazione. Il produttore ti garantisce che entro quella data il cibo mantiene tutte le sue caratteristiche organolettiche, il suo sapore, il suo odore, ecc… Però dopo quella data potrebbe iniziare lentamente a perderle, ma è ancora perfettamente sano per la salute. È ancora perfettamente buono da consumare.

E che cosa sta facendo Too Good To Go nello specifico?

Insieme ai partner che hanno partecipato alla campagna, sta inserendo su alcuni prodotti “da consumarsi preferibilmente entro il”, un’ulteriore aggiunta che dice: “Spesso buono oltre. Annusa, osserva, assaggia”. Lo scopo è di invitare i consumatori innanzitutto a prestare attenzione a questa dicitura perché in molti non ci fanno caso. Poi, per spiegare meglio che utilizzando i propri sensi è possibile capire intuitivamente se un prodotto è ancora buono oppure no.

Abbiamo già più di 10 Partners all’interno della GDO che stanno apponendo (entro il 2021) quest’ulteriore dicitura sull’etichetta. L’obiettivo è andare sempre di più ad ampliare questa unione virtuosa per spiegare meglio al consumatore questa differenza. Considera che siamo partiti da un’indagine di Altroconsumo che ha rilevato che il 73% non presta attenzione a questa dicitura. Il lavoro da fare è ancora abbastanza grande. 

Uno dei 5 pilastri strategici del movimento Too Good To Go è la scuola. Quali progetti state portando avanti in questo campo?

Le scuole sono uno dei nostri pillar del movimento contro lo spreco. In Italia Too Good To Go è attivo solo da 2 anni, per cui ci siamo concentrati in primis sul patto contro lo spreco e sulla campagna dell’etichettatura. Quello che stiamo facendo con le scuole non è portare avanti un progetto proattivo, cioè portarlo noi direttamente negli istituti. Ma riceviamo dalle 5 alle 10 richieste al giorno di studenti, insegnanti, studenti universitari che stanno scrivendo la tesi, insomma tante persone nel mondo accademico che vogliono avere approfondimenti sullo spreco alimentare.

Abbiamo messo a punto un toolkit (slide, link utili, ecc…) che andiamo a condividere con queste persone e facciamo anche delle lezioni come webinar e all’università. Approfondiamo anche direttamente come Too Good To Go stia cercando – nel suo piccolo – di contrastare lo spreco alimentare a livello di retail, esercenti commerciali e chi si occupa nell’ambito food in generale. Portiamo avanti in parallelo questi due metodi.

Come vi finanziate?

Too Good To Go è un marketplace, per cui il nostro modello passa attraverso le Magic Box, sacchetti “a sorpresa” di cibo invenduto che gli esercenti commerciali mettono in vendita solitamente a fine giornata. Il consumatore li acquista tramite la nostra app.

Ci finanziamo con una piccola commissione su ogni box venduta. Utilizziamo il ricavo per finanziare tutti i progetti mirati alla sensibilizzazione sullo spreco alimentare e, in generale, per l’apparato di Too Good To Go. Questo è il nostro modello di business e oltretutto non andiamo a chiedere una tassa di entrata agli esercenti. Ovviamente non si diventa ricchi con Too Good To Go: se tu hai spreco alimentare ti conviene utilizzarla. Ma se lo fai solo per essere nel circuito dell’app e produci apposta: non ti conviene!