La nuova corsa all’oro è quella all’idrogeno. E infatti Eni ed Enel corrono (a braccetto)

Di Fabio Franchini

Eni ed Enel raggiungono l’accordo che porterà alla realizzazione del primo impianto di produzione di idrogeno. Le due compagnie, come annunciato in un recente comunicato, “stanno lavorando insieme per sviluppare progetti di idrogeno verde attraverso elettrolizzatori alimentati da energia rinnovabile”, in modo da assicurare la produzione di idrogeno verde a partire dal 2022-2023.

Il punto cardine del progetto è lo sfruttamento di elettrolizzatori da 10 Megawatt per estrapolare l’idrogeno dall’acqua, che andrà a favorire la diminuzione del rapporto carbonio-idrogeno di due raffinerie Eni.

Partendo da questi due progetti di piccole dimensioni, che saranno un campo di prova per questo cambiamento mirato a ridurre l’impatto ecologico delle industrie, si osserverà l’effettiva utilità e fattibilità di tale progetto.

È un passo molto importante, poiché attualmente in Italia è proprio Eni il maggior produttore e utilizzatore di idrogeno, con una quantità di idrogeno pari a 330 mila tonnellate su 480 mila.

L’idrogeno prodotto, definito “grigio”,  viene ricavato dal metano, comportando così un’emissione di circa nove chilogrammi di CO2 per ogni chilogrammo di idrogeno ottenuto.
Riuscendo a sfruttare quello ricavato dall’acqua, il cosiddetto idrogeno “verde”, si avrebbero 0 emissioni di CO2 nell’atmosfera.

La collocazione più plausibile dei due elettrolizzatori è nei pressi di una bioraffineria Eni, come quella di Gela, e vicino ad un impianto più standard come quello di Taranto.

Le due aziende non guardano comunque solo al panorama italiano: al contempo, infatti, stanno sviluppando progetti analoghi anche in altri Stati.
L’Enel
è impegnata a sviluppare progetti per l’idrogeno verde in Spagna, Cile e Stati Uniti. L’Eni invece punta sull’idrogeno “blu” in Italia e nel Regno Unito.

La scommessa fatta dalle due compagnie, oltre che a ridurre l’inquinamento ambientale, punta sulle potenzialità dello sviluppo e sulla convenienza della produzione dell’idrogeno “verde”, che nei prossimi anni potrebbe risultare estremamente vantaggioso in termini economici.

Una perfetta unione quindi tra gli interessi della natura e quelli del business.

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