Ecco come sarà possibile coltivare alberi in provetta e creare il legno fai-da-te

Di Redazione

“Per fare un tavolo ci vuole il legno/Per fare il legno ci vuole l’albero/Per fare l’albero ci vuole il seme/Per fare il seme ci vuole il frutto/Per fare il frutto ci vuole il fiore/Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore/ Per fare tutto ci vuole un fiore”, cantava Sergio Endrigo in una delle canzoni per bambini (scritte insieme a Gianni Rodari) più belle e note di sempre. Ma, forse, non è proprio così.

Un albero, un bosco, una foresta. Il tutto in laboratorio. Assurdo, vero?
E invece è possibile. C’è chi, infatti, sta studiando come creare il legno, coltivando alberi in provetta, in laboratorio. Spieghiamo. Un gruppo di ricercatori del MIT (Massachussets Institute of Technology) di Boston sta lavorando sulla produzione di tessuti vegetali in laboratorio. La ricerca, che è solo agli inizi, sembra promettere molto bene e ha il potenziale per contrastare l’abbattimento degli alberi nel mondo. 

L’intero processo di crescita e sviluppo di un albero dura per molti anni, ma il tutto viene praticamente vanificato nei pochi minuti, se non secondi, necessari per abbatterlo. C’è però la possibilità, almeno in teoria, di produrre e modellare il legno direttamente in laboratorio, selezionando le caratteristiche più convenienti per l’oggetto da realizzare e addirittura modellarlo già nella forma desiderata.
Lo stesso processo potrebbe essere attuato anche per altri tipi di biomateriali e prodotti.

La rivoluzionaria idea è nata dalla mente di Ashley Beckwith, una laureanda in ingegneria meccanica al MIT, che dopo aver vissuto in una fattoria e dunque a stretto contatto con la natura, ha maturato la volontà rendere più efficiente un mondo che di per sé è sempre in condizioni precarie. Una sola stagione poco redditizia, ad esempio, potrebbe far fallire migliaia di piccole imprese in un batter d’occhio.

I test sono iniziati su un fiore, la Zinnia, studiando in lungo e in largo le cellule presenti nelle sue foglie. Ma allora Endrigo e Rodari avevano ragione!
Queste cellule potrebbero essere paragonate alle cellule staminali umane, poiché anch’esse possono essere “guidate” a svolgere funzioni specifiche. Immergendole negli ormoni auxina e citochinina in un contenitore in gel, i ricercatori hanno fatto sì che queste cellule producessero la lignina, il polimero che rende il legno solido.
La funzione del contenitore, ideato da Luis Fernando Velásquez-García (spalla destra della Beckwith), è quella di dare una vera e propria forma secondo cui le cellule dovranno crescere.
La ricerca resta comunque in piena fase di sviluppo soprattutto perché non si sa ancora se questo processo è applicabile anche per cellule di altro tipo.

Bisogna tener conto dei vantaggi che porterebbe questa scoperta ma anche dei costi e dell’attuabilità su larga scala del processo, nonché della qualità dei prodotti realizzati. Abbiamo assistito a un evento analogo con la coltivazione di carne in laboratorio che, però, comportava costi elevatissimi per un prodotto dal gusto molto lontano dal quello classico. In seguito a molti anni di ricerche e investimenti sempre in aumento, i costi si sono ridimensionati di molto. E nel 2020 a Singapore è stata consentita la consumazione di carne creata in laboratorio. 

Anche il mondo della moda è strettamente coinvolto in questa nuova fase di ricerca. Nel periodo autunnale dello scorso anno, infatti, è stato messo in commercio un maglione molto particolare; a farlo un’azienda produttrice di abbigliamento con sede in Giappone che ha venduto alcuni maglioni realizzati per il 30% da fibre prodotte con batteri geneticamente modificati in laboratorio. Il futuro è già qui.

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