Mentre il Camp Nou continua a riempirsi partita dopo partita nella sua versione ancora a metà — lo raccontavamo di recente parlando della classifica degli stadi più grandi del mondo — sotto il cantiere si sta costruendo qualcosa che va oltre la semplice capienza. Il progetto Espai Barça, da 1,5 miliardi di euro, punta a trasformare lo stadio del FC Barcelona in un caso più unico che raro nel mondo del calcio: il primo impianto sportivo a certificare la propria sostenibilità con uno standard internazionale riconosciuto, e potenzialmente il primo stadio di calcio a impatto climatico neutro della storia.
Una prima volta assoluta: la certificazione BREEAM
Non è marketing: è un dato verificabile. Espai Barça è il primo progetto sportivo al mondo ad aver ottenuto una certificazione BREEAM per l’intero sviluppo urbanistico che occupa, non solo per il singolo edificio dello stadio. BREEAM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method) è uno dei metodi di valutazione della sostenibilità più esigenti al mondo, e valuta l’impatto ambientale, sociale ed economico di un progetto fin dalla fase di progettazione.
Il riconoscimento, ottenuto nel 2023 in fase di design, tiene conto di criteri come il risparmio idrico (l’obiettivo è superare un terzo di risparmio sui consumi d’acqua), l’aumento delle aree verdi di oltre 18.000 m², la generazione di energia rinnovabile in loco e il miglioramento della mobilità sostenibile intorno all’impianto.

Energia: il tetto che produce quanto consuma
Il nuovo tetto del Camp Nou — la prima copertura completa nella storia dello stadio — non sarà solo una struttura di protezione dagli elementi. Sarà interamente ricoperto da pannelli fotovoltaici: si parla di circa 18.000 m² già installati, con una superficie finale prevista di 30.000 m² una volta completato l’intero complesso Espai Barça.
Il sistema alimenterà una microgrid pensata per garantire il 43% di autoconsumo energetico per il solo stadio, e il 19% per l’intero campus di Espai Barça (che comprende anche il Palau Blaugrana, i negozi, gli uffici e le aree commerciali). In pratica, lo stadio genererà da solo quasi la metà dell’energia che consuma nei giorni di partita.
Acqua e geotermia: la parte meno visibile, ma più efficace
Sotto la superficie, il progetto prevede due sistemi che raramente fanno notizia ma che pesano molto sul bilancio ambientale complessivo:
- Recupero dell’acqua piovana: un sistema di raccolta e riutilizzo pensato per riqualificare parte dei consumi idrici dello stadio, dalla pulizia degli spalti all’irrigazione delle aree verdi del complesso
- Sistema geotermico: utilizzato per il riscaldamento e il raffreddamento degli ambienti, riducendo la dipendenza da fonti fossili per la climatizzazione degli spazi interni
A questi si aggiunge un sistema di illuminazione a LED di ultima generazione, frutto di un accordo di sei stagioni con il fornitore Disano, pensato per ridurre ulteriormente i consumi energetici sia all’interno dello stadio che sulla facciata esterna.
La vera novità: l’impronta di carbonio misurata in tempo reale
Questo è probabilmente l’elemento più interessante, e meno raccontato, del progetto. Una volta completato, il Camp Nou punta a diventare il primo stadio di calcio al mondo a misurare la propria impronta di carbonio in tempo reale — non con un report annuale a posteriori, ma con un monitoraggio continuo dei consumi energetici, idrici e delle emissioni generate durante ogni singolo evento.
Se realizzato davvero, sarebbe un salto di qualità rispetto alla gran parte degli stadi “sostenibili” che oggi comunicano soprattutto attraverso report annuali e certificazioni statiche, ottenute una volta e poi raramente aggiornate in tempo reale.
Anche fuori dallo stadio: la mobilità sostenibile
Il progetto Espai Barça non si ferma ai confini del campo. Sono previsti incentivi per la mobilità sostenibile nell’area circostante: più spazio per biciclette e monopattini elettrici, il mantenimento di una quota di parcheggi dedicati alle auto elettriche, e un lavoro complessivo sul trasporto pubblico verso l’impianto, per ridurre la dipendenza dall’automobile privata nei giorni di partita.

Le domande ancora aperte
Va detto con chiarezza, per correttezza verso i lettori: si tratta in gran parte di obiettivi di progetto, non di risultati già misurati sul campo. Il completamento dei lavori, inclusa l’installazione del tetto fotovoltaico su tutta la sua superficie, è previsto per la fine del 2027 — e il progetto ha già accumulato diversi anni di ritardo rispetto al piano originale del 2015.
Nel frattempo, come raccontavamo nell’articolo sulla classifica degli stadi più grandi del mondo, il Camp Nou opera nel 2026 a una capacità fortemente ridotta rispetto al progetto finale, proprio a causa dei lavori in corso. Le stesse cifre sull’autoconsumo energetico (43%) e sul risparmio idrico sono target dichiarati dal club e dai suoi partner tecnici, non ancora dati di esercizio verificati da un’operatività a pieno regime.
Detto questo, la combinazione di certificazione BREEAM, generazione di energia in loco e monitoraggio continuo delle emissioni resta, sulla carta, uno dei progetti di sostenibilità sportiva più ambiziosi al mondo — e uno dei pochi capaci di competere, per rigore, con altri impianti che la sostenibilità l’hanno già raggiunta nella pratica, come il Melbourne Cricket Ground (100% energia rinnovabile dal 2022) o il Wembley Stadium (zero rifiuti in discarica dal 2010).