Nasce Asimov, muore il giornalismo. O forse no!

giornalista intelligenza artificiale

La firma giornalistica del futuro non avrà nome, cognome e neppure uno pseudonimo. Il giornalista (ma non solo) degli anni a venire si chiamerà Asimov e sarà il frutto dell’intelligenza artificiale.

“L’obiettivo è lavorare accanto all’uomo, Asimov non vuole sostituirsi a nessuno ma aiutare nella realizzazione dei contenuti. Solleva i giornalisti dalle mansioni ripetitive (come la selezione delle fonti migliori) e individua i prossimi trend”, (r)assicura Nicola Grandis, mente del progetto e fondatore della startup Asc27, che ha partorito Asimov”, al Corriere della Sera.

Cosa sa fare Asimov, il giornalista del futuro con l’intelligenza artificiale?

Asimov sa leggere (velocemente), sa immagazzinare diverse informazioni in poco tempo, titolare i pezzi, tiene sotto controllo il traffico sul web e sui social per individuare i trend in crescita. Asimov sa scrivere articoli in base alle parole chiave, sa scegliere le fotografie più adatte a un contenuto, sa anche produrre podcast.

Al momento è già in servizio in versione gratuita e semplificata, ma entro il 2021 dovrebbe arrivare una versione più affinata. E che mette paura ai giornalisti, categoria che non se la passa benissimo in Italia (e ci riferiamo alla schiera di freelance pagati pochi, anzi, pochissimi euro al pezzo, che si barcamenano per sbarcare il lunario, nella precarietà più totale).

“Asimov è in fase di test su quasi tutti i principali editori italiani. Attualmente il mercato internazionale costituisce circa un terzo del fatturato, Asimov è più apprezzato all’estero. Credo perché in Italia l’accettazione di nuove tecnologie ha una trafila più lunga. Qualcuno vede ancora l’AI come la Fata Morgana. Ma la situazione sta migliorando…”, racconta, infine, Grandis al Corsera.

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