Brevetti: così, tra crisi e opportunità, il 2020 è stato anche il loro anno

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Il 2020 in Italia non è stato solamente l’anno della crisi sanitaria, economica e sociale provocata dalla pandemia di Covid-19, che continua a stravolgere le nostre vite, ma anche l’anno dei brevetti, l’anno del ritrovato (anche se non si era mai perso) genio italiano.

Ne “Il mondo come lo vedo io”, nel 1934, Albert Einstein scriveva che “la crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato”. Quattrocento anni prima, invece, Galileo Galilei sosteneva che “dietro ogni problema c’è un’opportunità. Come è spesso capitato a entrambi nelle loro vite, avevamo ragione.

Crisi e brevetti in Italia, i numeri

Già, è proprio vero: nelle crisi nascono le migliori possibilità di crescita. E in questi dodici mesi e passa il genio imprenditoriale italiano non si è mai fermato, facendo di necessità virtù. Il coronavirus ha ucciso più di 112mila persone, ha devastato il mercato del lavoro: giusto qualche giorno fa l’Istat ha certificato la perdita di 945mila posti. Milioni di italiani, di tutte le età, si sono trovati costretti a cercarsi una nuova occupazione, a reinventarsi; alcuni di loro si sono reinventati inventando qualcosa.

Nel corso del disgraziato 2020, infatti, sono state 4.600 le domande di brevetto presentate da aziende e ricercatori nostrani all’Epo (Ufficio europeo dei brevetti), un record assoluto e un numero di pratiche doppio rispetto a quelle avanzate nel 2019. Nel resto del mondo, invece, il trend è in leggero saldo negativo (-0,7%), prova che il genio (imprenditoriale) italiano e il Made in Italy ci devono rendere orgogliosi.

“Nonostante l’Italia sia uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia, le aziende e gli inventori italiani sono riusciti a depositare un numero record di domande di brevetto nel 2020. Non è un’impresa da poco ed è una notizia incoraggiante perché sappiamo che sono la ricerca e la scienza che porteranno a un mondo più sostenibile e che l’innovazione è il motore della ripresa economica”, le parole – riportate dal Corriere Innovazione – di António Campinos, presidente dell’Epo.

A livello globale, i brevetti per le innovazioni sanitarie nel campo farmaceutico, medico e in quello delle biotecnologie sono cresciuti – ovviamente – in modo sensibile, mentre in Italia, alla pari della medicina e della farmaceutica, prendono il volo i mobili, i giochi, i trasporti e la meccanica, in particolar modo l’automotive; in questo campo, infatti, si contano 370 domande di brevetto depositate all’Epo. E qualcosa di interessante si trova anche nel campo food.

Le regioni

E volete sapere qual è la regione italiana più ingegnosa? La Lombardia, che si conferma così una delle locomotive del Paese. Alle spalle della regione lombarda, che ha firmato un terzo dei brevetti totali, l’Emilia-Romagna e il Veneto. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, insieme, pesano per il 60% delle richieste all’Ufficio europeo dei brevetti, ennesima riprova di quanto questo blocco geografico settentrionale sia fondamentale per l’economia dello Stivale.

Le società

La medaglia d’oro nella speciale classifica delle società che hanno brevettato di più nel 2020 va alla bolognese G.D, fornitore a livello mondiale per la fabbricazione e l’imballaggio di sigarette, filtri e prodotti a base di tabacco; la realtà emiliana ha avanzato la bellezza di 81 domande. Quindi il produttore di cavi sottomarini Prysmian (57) e Pirelli (47). Giù dal podio la società la società aerospaziale e di sicurezza Leonardo (29), Ansaldo Energie (26), Freni Brembo (24), Istituto Italiano di Tecnologia IIT (22), Telecom Italia (22) e Saipem (21).

Peraltro, piccolo inciso, l’Italia si è candidata a ospitare (a Milano) la sede del Tribunale europeo dei brevetti.

Non solo brevetti, anche startup

Nel 2020 non c’è stato solamente il boom dei brevetti, ma anche quello delle startup.
Causa pandemia di coronavirus siamo stati in lockdown e siamo (stati) costretti a casa, ma non ci è stato vietato di far andare e lavorare la testa. Il genio imprenditoriale italiano non si è mai fermato e, anzi, in tempi di crisi – proprio come dicevamo – si è rinvigorito. E così tanti giovani (e non), imprenditori (e non) hanno avuto la paradossale opportunità di coltivare idee e di tramutarle in realtà. In un lavoro, in una startup, soprattutto innovative e digitali.

Le startup sono spuntate come funghi e al 30 settembre 2020 – dati del Mise alla mano – se ne contavano la bellezza di 12.068 (quasi il triplo dei brevetti all’Epo). Non solo Covid-19 e brevetti: il 2020, in Italia, è stato allora anche l’anno delle startup e soprattutto l’anno del nostro caro vecchio genio imprenditoriale, che non ha solo il cervello fino, ma anche la pelle dura. E non muore mai.

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