Gender gap, come restituire dignità al lavoro femminile in Italia

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Il gender gap è un problema che affligge l’Italia. Le donne hanno vissuto più duramente la pandemia, impegnandosi nella Dad dei figli e abbandonando la propria professione. Ricordiamo la deflagrante indagine Istat che ha mostrato come il 98% di chi ha perso il lavoro nell’ultimo anno sia donna: 101 mila nuovi disoccupati, di cui 99 mila sono donne. Una situazione dannosa per l’intera nazione, che fa precipitare il nostro Pil.

Il Parlamento contro il gender gap

Per combattere questo fenomeno il Parlamento italiano ha deciso di correre ai ripari. Recentemente il Comitato Economico e Sociale Europeo ha approvato una direttiva del Parlamento italiano per limitare il gender pay gap (che arriva sino al 20% in meno nella busta paga delle lavoratrici italiane). Proprio l’estate scorsa l’Europa aveva bacchettato l’Italia a proposito della trasparenza sulla differenza salariale. In una ricerca del Comitato europeo per i diritti sociali (Ecsr) era emerso che solo un Paese europeo rispetta perfettamente i criteri di trasparenza e parità salariale: la Svezia.

L’Italia ha ora deciso di adottare una direttiva che obbliga i datori di lavoro ad una maggior trasparenza sulle retribuzioni di uomini e donne. I dipendenti potranno essere informati sul divario di retribuzione tra componenti di sesso maschile e femminile all’interno dell’azienda. Le informazioni devono essere obbligatoriamente pubblicate da parte dei datori di lavoro con più di 250 dipendenti. Tutti potranno avervi accesso in modo facile e diretto, anche tramite sito web.

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Questa norma punta tutto sul principio che la scarsità o mancanza di informazioni contribuisce a rafforzare il gender pay gap. Ma non elimina il problema. Per cercare di intervenire su questo cosa si è fatto?

Il lavoro femminile

La Legge di Bilancio 2021 ha cercato di stimolare una nuova stagione per l’occupazione femminile attraverso una serie di misure di incentivi. Vediamo quali sono:

  • Fondo Venture Capital: 3 milioni di euro per progetti di imprenditoria femminile di innovazione tecnologica.
  • Fondo Impresa Femminile: 20 milioni per sostenere l’imprenditoria femminile.
  • Bonus Assunzioni: esonero contributivo per tutti i datori di lavoro che assumono lavoratrici nel 2021-2022. Sgravio contributivo del 100% fino a 6 mila euro annui.

Il tutto sommato ai 2 milioni di euro a sostegno delle soluzioni per ridurre il gender pay gap. La speranza è che tutte queste misure possano davvero fare la differenza in questo Paese drammaticamente segnato dalla scarsa occupazione femminile.

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