Il social network Facebook si schiera contro i talebani

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I talebani hanno già compiuto la prima strage in Afghanistan dacché sono al potere. Sono morte 35 persone che manifestavano con la vecchia bandiera del Paese. Abitavano nella provincia afgana chiamata Nangarhar e protestavano contro il regime al potere da pochi giorni. Non saranno le ultime vittime. Waheedullah Hashimi, alto funzionario del regime l’ha dichiarato in un’intervista a Reuters:

Non ci sarà affatto un sistema democratico perché non ha alcuna base nel nostro Paese. Non discuteremo quale tipo di sistema politico dovremo applicare in Afghanistan perché è chiaro. È la legge della sharia e basta”. 

Zabihullah Mujahida, uno dei portavoce dei talebani

Facebook corre ai ripari contro i talebani

Il più grande social network è corso subito ai ripari. Si è attivato per controllare e rimuovere ogni contenuto talebano sulla piattaforma. “Ciò significa che rimuoviamo gli account gestiti da o per conto dei talebani – ha dichiarato un esperto – vietiamo loro lodi, supporto e rappresentanza”. Non si sa ancora quante persone facciano parte del team di verifica dei contenuti, ma è formato da esperti afghani, madrelingua dari e pashto, che conoscono il contesto locale e sanno interpretare correttamente i contenuti online.

Nonostante Facebook sia indipendente da chi governi i vari Paesi del mondo, ha deciso di rispettare la volontà della comunità internazionale nel dichiarare i talebani “terroristi”. Tuttavia è molto importante conoscere quante persone facciano parte del team, perché se è un numero esiguo – come avvenne per la persecuzione dei Rohingya in Myanmar (60 persone per 18 milioni di utenti) – non potrà avere mai un effetto reale.

Il social di Mark Zuckerberg non è l’unico ad essersi immediatamente mosso contro i talebani. Anche YouTube ha bloccato tutti gli account da essi gestiti o sospetti. Mentre Whatsapp ha chiuso tutti i loro canali creati per comunicare le violenze e i saccheggi.

Tuttavia la piattaforma preferita dai talebani è Twitter. Zabihullah Mujahid, referente della comunicazione dei talebani, ha il suo account social dove comunica in arabo tutto ciò che il nuovo potere afghano vuole che venga diffuso ai media occidentali. Ma non è il solo, gli altri due account talebani ufficiali sono quelli di Shaheen e Dr M Naeem per un totale complessivo di 800 mila follower, ma il numero è in costante aumento. La strategia è chiara: diffondere i loro messaggi utilizzando le più moderne piattaforme tecnologiche.

Le donne sono le prime vittime del regime

Intanto le donne sono le prime vittime dei terroristi. I loro diritti conquistati con gli USA nel Paese sono stati eliminati. Nonostante i talebani – durante la conferenza stampa – abbiano parlato di miglioramento della condizione femminile rispetto al passato – ma sempre condizionato alla sacra legge della sharia – i rastrellamenti per le strade sono una realtà quotidiana. Le volontarie del progetto Pangea – che nel corso degli anni hanno aiutato tante donne a costruirsi un futuro da protagoniste delle loro vite – ora sono a rischio, insieme a tutte le persone che hanno partecipato ai loro progetti.

Dalle pagine social riferiscono che sono chiuse in casa per paura che i talebani le catturino. Bruciano registri, foto, in modo da ridurre il rischio di coinvolgere altre persone. Pangea ha sviluppato in Afghanistan progetti di empowerment femminile, microcredito, aiuto a donne vittime di violenza e sostegno nel diritto allo studio. Quanto di più lontano dalla sharia. Ora rischiano la vita.

Le scuole e le università sono già state chiuse per le donne (a Herat erano il 60% degli studenti). Molte sono state allontanate dai posti di lavoro, altre sono state catturate nel corso delle notti passate. In alcune città le donne vengono rapite per diventare schiave sessuali dei miliziani. Sono bastati pochi giorni per cancellare anni di progresso e sviluppo. Ora, a rischio è la stessa sopravvivenza delle persone.

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