Quel libro su Facebook e sulle sue “brutte verità”

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Facebook sceglie il profitto. A dirlo è il libro inchiesta “An ugly truth” di Sheera Frenkel e Cecilia Kang. Secondo le testimonianze che sono riuscite a raccogliere, infatti, il social network di Mark Zuckerberg è “finalizzato a massimizzare il profitto in qualsiasi circostanza e a qualsiasi latitudine”.

Il libro “An ugly truth”

Sheera Frenkel e Cecilia Kang sono due giornaliste professioniste che da anni si occupano di tecnologia per il New York Times. Insieme hanno ricostruito quanto avvenuto a Facebook tra le elezioni del 2016 e quelle del 2020: la sicurezza interna ed esterna, il modello di business aziendale, ecc…

Cecilia Kang e Sheera Frenkel

Secondo il report, il responsabile della sicurezza di Facebook Alex Stamos fu licenziato per aver portato alla luce diversi problemi del social, tra cui l’interferenza russa nelle elezioni americane. Anche dopo il licenziamento di Stamos, il gigante blu ha deciso di non affrontare tante problematiche, come le fake news. Secondo le due giornaliste i problemi del social network sono parte del suo stesso design, dovuto alla visione di Zuckerberg del mondo. La crescita dei profitti ha la meglio su tutto.

Un capitolo a parte del libro è quello dedicato alle rivolte in Myanmar. Qui si trova descritto come un anno prima dello scoppio di proteste, l’azienda fosse stata avvertita della violenza a cui era sottoposta minoranza musulmana Rohingya. Ma il social network ha deciso di non prendere posizione. Ha mantenuto il silenzio anche dinanzi a due morti e 14 feriti. Nulla è stato fatto per ridurre le interazioni degli utenti coinvolti nella violenza.

Nel 2017 le Nazioni Unite hanno affermato che Facebook “ha contribuito in modo sostanziale” al genocidio di 24.000 musulmani Rohingya. Secondo la tesi di Frenkel e Kang, il social network ha al suo interno una dicotomia: connette le persone ma ne trae vantaggio. La dura verità è che aldilà dello scopo di connessione tra le persone, Facebook vorrà mettere sempre al primo posto la monetizzazione. “Anche se l’azienda subirà una trasformazione radicale nel prossimo anno – scrivono le giornaliste – è improbabile che il cambiamento arrivi dall’interno”. 

La strategia di Facebook

Sheera Frenkel e Cecilia Kang ci portano dietro le quinte di Facebook, nei backstage della sala conferenze “Aquarium” di Zuckerberg, laddove si prendono le decisioni strategiche. Il ritratto che viene disvelato è quello di una realtà in cui le scuse del creatore di Facebook – quando riceve le “tirate d’orecchio” dai vari Stati – si mostrano come lacrime di coccodrillo. La piattaforma funziona poco contro la discordia sociale. Mille ore di conversazione, interviste a 400 persone, perché si arrivasse a questa scomoda verità.

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