Etna, un nuovo progetto per riciclare la cenere vulcanica

Di Marilisa Pendino

L’Etna torna a far parlare di sé. Questa volta il Mongibello è al centro di un progetto innovativo che vede la possibilità di riciclare la cenere vulcanica in ambito edilizio. L’idea arriva dall’Università di Catania con l’obiettivo di risolvere il problema dell’inquinamento delle eruzioni. Infatti, se i risvegli del vulcano si traducono in affascinanti fenomeni naturali, lo smaltimento della cenere mette in difficoltà i paesi vicini.

Riciclare la cenere vulcanica: il progetto Reucet

Un team di ricercatori ha dato vita al progetto Reucet (Recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee), finanziato dal Ministero dell’Ambiente. Alla base, lo studio dell’impiego della cenere in processi di produzione già esistenti nelle imprese del territorio.

L’uso del materiale vanta ottimi risultati in prodotti come malte, calcestruzzo e intonaci, grazie alle proprietà di isolamento termico derivate dall’elevata porosità dei depositi piroclastici.

E non solo…

Ma non è finita qui. Le ricerche conducono ad altre possibilità di utilizzo. Si pensa, ad esempio, al campo delle pavimentazioni stradali che consentirebbe l’uso di volumi importanti con costi di trasporto limitati. E non solo: il team ha anche pensato di usare le ceneri per la sintesi di materiali utili al contenimento dell’inquinamento urbano. Tra i materiali prodotti, le zeoliti che rimuovono cesio e ammoniaca dalle soluzioni acquose.

Come realizzare il progetto

Per il professore Paolo Roccaro – responsabile scientifico del Reucet – il progetto riconosce due importanti vantaggi: la riduzione del consumo delle risorse naturali e la possibilità di non smaltire la cenere come rifiuto, promuovendo così un’economia circolare.

Per la piena realizzazione del Reucet, però, servono determinate risorse economiche in grado di aiutare le amministrazioni locali a valorizzare il recupero del materiale. Il costo della raccolta, infatti, non è indifferente.

Aiutare i cittadini a ripensare alla cenere non più come a un materiale di scarto, bensì come a un prodotto dalle molteplici funzionalità, è di vitale importanza. E in questo senso la collaborazione al recupero può davvero fare la differenza.

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