Capitolo 4. Morte Nera, modello di perfezione

Da qui osserviamo la luna. È piena, nella sua forma perfetta, e ci attrae come un faro nel buio della notte. Guardando bene, però, non è per niente luminosa e presenta un solo grande cratere sulla superficie. Non si tratta della luna, ma di una base spaziale leggendaria: la Morte Nera. 

La sfera è la scelta più naturale per un corpo immerso nello spazio cosmico privo di punti cardinali. Infatti, è l’unico solido geometrico che non presenta né un sopra né un sotto, né lati né angoli. Una forma perfetta, a immagine della natura, che molti architetti hanno disegnato e sognato, ma che in pochissimi hanno realizzato. Il problema è sempre stato strutturale, come nel caso di quello che è forse il più celebre esempio di progetto sferico in assoluto, disegnato nel 1784 dall’architetto francese Étienne-Louis Boullée: il Cenotafio di Newton.

L’immensa sfera non fu mai realizzata causa l’inadeguatezza dei materiali e dei procedimenti di costruzione del tempo. L’idea di Boullée era quella di privare l’edificio di qualsiasi vezzeggio decorativo, per risaltarne invece il chiaroscuro generato dai volumi. Giocando con luminosità e oscurità Boullée divenne l’inventore dell’architettura delle ombre e delle tenebre, come amava definirsi egli stesso. E divenne famoso per un’architettura mai realizzata che nella semplicità della forma e nella potenza del chiaroscuro aveva la sua forza. Come la Morte Nera.

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