Moon Village, ovvero come vivremo sulla luna

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Si chiama Moon Village il progetto di villaggio lunare permanente proposto dall’Agenzia spaziale europea (Esa), il Mit di Boston e il famoso studio di architettura Skidmore, Owings and Merrill (Som) – progettisti del Burj Khalifa di Dubai. Molte anche le associazioni e i Paesi coinvolti nell’iniziativa, tra cui figura l’Italia. Vedremo come.

Ma un piccolo passo alla volta. Come quello che fece un famoso astronauta sulla superficie lunare 52 anni fa. L’uomo, infatti, ha già lasciato più o meno piccole tracce del proprio passaggio e della propria esistenza nello spazio. Ne sono esempi la targa posta sulla Luna da Armstrong e Aldrin, nel 1969, o le immagini ritraenti delle figure umane inviate nello spazio durante la missione Pioneer del 1972. L’obiettivo era rappresentare i principi base delle missioni e il loro intento benevolo e pacifico.

Dopo l’esperienza ventennale con la Stazione Spaziale Internazionale, è giunto il momento di mettere piede nuovamente sulla superficie lunare. Un progetto che porta a pensare all’“asset” dei futuri insediamenti spaziali, e a come verranno gestite le risorse con cui verremo a contatto. Un altro fattore molto importante è quello delle nuove tecnologie, necessarie per agevolare la vita su un altro pianeta.

L’organizzazione delle nuove città nello spazio: il progetto Moon Village

Il Moon Village rappresenta il più dettagliato sforzo progettuale fino ad ora effettuato per la definizione della struttura funzionale di una città lunare permanente. Luna. Punto di partenza? L’accuratissima analisi topografica della superficie lunare ottenuta dalle missioni NASA all’inizio del nuovo millennio. Obiettivo? La realizzazione del villaggio entro il 2030.

La presentazione del progetto si era già tenuta nel 2019 in occasione della 49esima edizione della International Conference of Environmental Systems. Durante lo stesso anno aveva riscosso una Honorable Mention dall’American Institute of Architects. Oggi lo trovate alla Biennale di Architettura di Venezia, nell’esibizione Life Beyond Earth curata da Hashim Sarkis, all’interno dell’Arsenale.

In cosa consiste il progetto Moon Village?

Partendo dalle analisi effettuate dalla NASA durante varie missioni, il progetto si basa in primis su importanti requisiti di sicurezza e resilienza. Da questi due concetti fondamentali si sviluppano gli habitat concepiti in modo lineare, affiancati da infrastrutture e direttrici di trasporto. Un modello a cui si ispira il progetto? La “città lineare” proposta da Le Corbusier

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Il luogo designato per la costruzione dell’insediamento è il bordo dello Shackleton Crater, nei pressi del polo Sud lunare. La scelta è dovuta al grande flusso di radiazioni solari nella zona e alla possibilità di osservare costantemente la Terra. Per assicurare l’autosufficienza e la funzionalità del Moon Village bisogna fare in modo che ci sia un’efficace e attenta gestione delle risorse fondamentali alla vita, tra cui acqua aria e cibo. Solo rispettando queste condizioni sarà possibile mantenere un tasso di sviluppo omogeneo e costante.

Le strutture dell’insediamento lunare: i One Moon

I moduli abitativi del Moon Village, chiamati One Moon, saranno dei prefabbricati realizzati sulla Terra e, in seguito, trasportati e disposti sulla Luna, ricoperti da regolite lunare. Ogni One Moon sarà di circa 104 metri quadrati, organizzati e divisi in 4 piani. La novità sta nel fatto che la zona centrale di ogni struttura è stata svuotata, mentre in precedenza (sia nel TransHab della NASA sia nei moduli gonfiabili B330 realizzati da Bigelow Aerospace) l’area in questione era destinata ai sistemi e agli impianti di supporto.

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Il Moon Village, progettato con una configurazione modulare, è dotato di sistemi di docking, monitoraggio delle condizioni ambientali, life support system (ECLSS) ed equipaggiamento medico. Per proteggersi da eventuali impatti con materiali provenienti dallo spazio, poi, ci saranno sistemi per schermare le radiazioni cosmiche e micrometeoriti.

Il One Moon propone una nuova concezione di rigid core che, in questo caso, è strutturato come un telaio rigido perimetrale. Il materiale utilizzato è un composito modellato secondo delle linee curve, in modo da distribuire e gestire al meglio la pressione esterna e la pressurizzazione interna.

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L’accurata divisione degli spazi permette anche la presenza di stanze private spaziose, dove si possono trovare tutti gli human factors design più importanti. Di questo aspetto si è occupato il professore Jeffrey Hoffman, del MIT AeroAstro, il quale ha partecipato anche alla riparazione del telescopio Hubble nello spazio e ha contribuito alla realizzazione di un sistema per ricavare ossigeno su Marte. Forte della sua esperienza come astronauta NASA, il suo operato è stato fondamentale per affrontare molti aspetti legati allo human spaceflight.

La presentazione delle strutture del Moon Village

Facente parte del programma Artemis della NASA, il Moon Village è un tassello importante per la realizzazione di un insediamento umano stabile sulla Luna. Anche il nostro Paese – come dicevamo – partecipa attivamente all’iniziativa, soprattutto per quanto riguarda la progettazione del lunar Gateway, grazie all’Agenzia Spaziale Italiana e all’esperienza con Thales Alenia Space.

Potete ammirare i modelli in scala della futura città spaziale alla Biennale di Architettura di Venezia, esposti durante l’esibizione Life Beyond Earth. A curare l’esposizione sarà il Preside della School of Architecture and Planning al MIT, Hashim Sarkis. Per ora i modellini sono stampati in 3D in scala molto ridotta. Non si deve escludere, tuttavia, la possibilità che potranno essere realizzati a dimensioni naturali in un futuro non molto remoto.

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