NFT: i certificati digitali che stanno cambiando il mondo dell’arte (e non solo)

Di Redazione

NFT: Non Fungible Token. Un acronimo molto in voga negli ultimi mesi.
Ma cosa sono esattamente? Quando sono nati? Vediamo insieme quando si chiamano in causa le tre parole sopra riportate e perché questa innovazione sta cambiando le fondamenta del mondo dell’arte (e non solo).

Cosa sono gli NFT?

Quando si parla di NFT si inquadrano dei certificati digitali di autenticità che esistono su una Blockchain, ossia un registro pubblico che non può essere manomesso da nessuno. Questa peculiarità le accomuna alle criptovalute, i Bitcoin.

Cosa, invece, li rende differenti? Il fatto di essere caratterizzati da un valore che viene di volta in volta stabilito dal miglior offerente, in una situazione in tutto e per tutto uguale a quella delle aste dove vengono venduti capolavori di artisti come Picasso e altri grandi nomi.

Entrando nel vivo del loro funzionamento e guardando al caso specifico del mercato dell’arte, i creator che hanno intenzione di utilizzarli per autenticare le loro opere devono innanzitutto registrarsi su un marketplace ad hoc e – come evidenziato sulle pagine del TIME in un articolo pubblicato lo scorso 22 marzo – procedere successivamente a coniare i token e a convalidare le informazioni ad essi relative su una blockchain (nella maggior parte dei casi, si tratta di quella di Ethereum).

Una tecnologia nata nel 2017

Anche se degli NFT si sta parlando molto soprattutto negli ultimi mesi, la nascita di questa tecnologia non è recentissima. Parliamo infatti di un’ideazione che risale al 2017.
Come mai, quindi, l’attenzione sui suoi vantaggi è diventata alta in questo periodo?
Il motivo è da ricondurre a due figure chiave del mondo della tecnologia: Elon Musk e Jack Dorsey.

Se il patron di Tesla ha recentemente pubblicato su Twitter un post dedicato a un brano di musica techno che si ispira proprio agli NFT, l’ideatore del social dei cinguettii ha messo all’asta quello che è un vero e proprio cimelio: il suo primo tweet – il primo della storia del social per essere precisi – risalente al lontano 2006.

Questo messaggio storico – composto per la precisione dalle parole “Just setting up my twttr” – è stato certificato e autenticato tramite la tecnologia NFT, che lo ha di fatto reso unico, al pari, come già accennato, di un’opera d’arte. Il suo prezzo? Ben 2,9 milioni di dollari.

Come gli NFT stanno cambiando il mondo della musica

Come precedentemente specificato, i campi di applicazione degli NFT sono numerosi. Questa tecnologia, che non permette di acquistare i prodotti veri e propri ma certificati grazie ai quali è possibile vantare dei diritti, sta impattando fortemente anche sul mondo della musica.

A dimostrazione di ciò è possibile chiamare in causa il caso di Mike Shinoda.
Lo storico fondatore dei Linkin Park ha fatto ricorso alla piattaforma OpenSea, tra i principali marketplace per quanto riguarda la tecnologia Non Fungible Token, per lanciare il teaser del suo prossimo singolo, il brano Happy Endings.

In un tweet del 6 febbraio 2021, il cantante ha spiegato che il Non Fungible Token non è la canzone vera e propria e che è finanche possibile copiare sia la traccia audio, sia il video. Ha altresì specificato che, nel caso in cui la canzone dovesse diventare celebre, aumenterebbe di riflesso il valore dell’NFT.

Tanti altri artisti, hanno aderito alla tecnologia, un altro esempio è il famoso dj statunitense Steve Aoki, che ha creato una collezione di NFT che gli ha fatto fruttare la bellezza di 4,25 milioni di dollari.

I numeri in crescita

Concludiamo con un doveroso cenno ai numeri, che sono cresciuti tantissimo dal 2019 al 2020. Nell’anno appena passato, gli scambi tramite Non Fungible Token hanno superato la cifra dei 250 milioni di dollari, somma pari a circa il quadruplo di quella del 2019.

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