Moda sostenibile: missione (im)possibile

moda sostenibile

La moda è un’industria costosa, non solo in termini di produzione e vendita, ma anche di ricadute ambientali. Si stima che solo quest’industria, a livello mondiale, emetta gas serra per il 4-10% del totale, superando le emissioni annue di Gran Bretagna, Germania e Francia. Ciò detto, comunque, la moda sostenibile non è un’utopia.

Che cosa significa moda sostenibile?

La moda per sviluppare i suoi capi utilizza risorse naturali: tessuti, acqua, terra e via dicendo, oltre alle emissioni di CO2 che immette nell’ambiente durante i vari processi della filiera.
Il peso di tutto ciò sul pianeta sta diventando lentamente insostenibile, vista anche la massiccia produzione che aumenta a ritmo costante.

Un altro aspetto da non sottovalutare è lo sfruttamento della manodopera da parte della fashion industry: nei Paesi in via di sviluppo è facile trovare personale (anche minorenne) a basso costo e con poche o nulle tutele salariali. Alcune aziende sfruttano questa possibilità per creare i loro capi con spese ridotte di produzione.

La moda sostenibile, invece, persegue l’obiettivo di giustizia sociale, sostenibilità ambientale e trasparenza. Questa nuova modalità di “fare moda” riduce le emissioni, tutela i diritti di tutti i lavoratori, applica un approccio fair trade, ecofriendly e circolare.

Greenwashing o Sostenibilità?

In un mondo in cui essere green è diventato un imperativo morale e anche aziendale, le imprese sono costrette a cambiare, soprattutto in un’industria in cui la percezione del consumatore è fondamentale. Ma se non si volesse cambiare? Ecco che arriva il greenwashing: il vestito “bello e finto” per le occasioni migliori, l’ecologismo di facciata. Aziende che per attirare le simpatie dei consumatori si fingono green, pur non essendolo, ammantando le loro scelte di eticità sostenibile e omettendo tutto ciò che permane nelle loro aziende ed è contrario ai valori di una moda sostenibile. Sono tante, sono troppe queste realtà, purtroppo

Ancora pochissime aziende forniscono report trasparenti sulla loro produzione e l’utilizzo di materie prime, nonostante la stragrande maggioranza abbia inaugurato linee eco.friendly e all’insegna dei valori della sostenibilità. Ma attenzione: in tanti-troppi casi sono solo linee, il resto della produzione non è cambiata.

Come il consumatore può capire se un marchio è davvero sostenibile

Informarsi, bene, sempre. “Sapere è potere” diceva il filosofo e matematico inglese Thomas Hobbes. Aforisma ancor più valido in questo settore. Aldilà dei proclami che i grandi e piccoli brand fanno periodicamente, bisogna guardare i loro report annuali, la trasparenza della produzione, le informazioni su manodopera e produzione. Ma spesso, presi dalla nostra vita, non abbiamo il tempo di effettuare approfondite ricerche su ciò che compriamo.

Così, ecco arrivare in aiuto un’app come Good on you, che si occupa di valutare i brand secondo i parametri della moda sostenibile e dar loro un punteggio, in modo che il consumatore possa capire ciò che sceglie. Insomma, l’analogo principio che sta alla base dell’Eco Rating per i cellulari.

Insomma, trovare brand di moda ecosostenibile non è facile, ma non è neanche una sfida impossibile.

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