Come fa Luna Rossa a volare, spiegato bene

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La rivoluzione vista in Prada Cup è tutta contenuta in una parola: foil. Un’ala che immersa in acqua e a velocità sostenuta fa volare lo scafo. Anche i non appassionati potranno ricordare la primissima deriva* volante, il moth, che dagli anni 2000 è diventata una barca progettata per planare su un unico foil. Sembra ieri che questa nuova evoluzione tecnologica veniva etichettata dai velisti più tradizionalisti come un gioco da ragazzini. Non è vera vela, dicevano. Ed eccoci qua, 21 anni dopo, con Luna Rossa che letteralmente vola in Coppa America a sfidare Te Rehutai del Team New Zealand.

Il paradigma della navigazione è definitivamente cambiato. Come nel 1800, quando vennero introdotte le moderne forme di fiocco e randa (vele della barca). Da ora niente sarà più lo stesso. Merito dei foil, dicevamo, che hanno la funzione di aumentare la forza raddrizzante dello scafo e contrastare la gravità. Le due appendici laterali che usa Luna Rossa non fanno altro che sollevare la barca per ridurre l’attrito con l’acqua, visto che la superficie di queste ali immerse è molto minore rispetto a quella dello scafo.

luna rossa vola in coppa america
Luna Rossa Prada Pirelli vola sull’acqua

Ma come funzionano i foil?

I foil – o hydrofoil – sono delle ali a tutti gli effetti. La loro funzione è generare portanza, ovvero una forza perpendicolare alla direzione di moto che spinge verso l’alto e permette di far decollare l’imbarcazione. Si tratta della stessa forza che fa volare gli aerei. Ma è anche la stessa forza che spinge una barca a vela in avanti quando il vento gli arriva dalla direzione opposta o lateralmente (andatura di bolina o traverso). Insomma, il foil tratta l’acqua esattamente come un’ala o una vela trattano l’aria.

Il terminale dell’appendice a forma di “Y” è stato progettato dalle squadre di Coppa America per rimediare all’incremento di instabilità delle barche nel momento in cui aumenta la velocità. Nelle regate, il foil sottovento (sul lato opposto rispetto alla direzione del vento) rimane sempre immerso (insieme al timone), mentre il foil sopravento può venire abbassato per migliorare la stabilità su comando dei timonieri.

Fisicamente, i foil sono rivestiti in carbonio, materiale leggero e allo stesso tempo estremamente resistente. All’interno, poi, sono riempiti da ulteriori lastre di carbonio incollate tra loro per garantire una resistenza fino a 27 tonnellate di carico. L’angolo di incidenza tra le ali e l’acqua è controllato da un sistema idraulico e può essere modificato in base alla velocità e alle condizioni del mare.

Le barche a vela della Coppa America

Le imbarcazioni monoscafo protagoniste della Coppa America 2021 si chiamano Ac75, acronimo di America’s Cup 75. La classe velica comprende una randa di altezza 75 piedi (circa 23 metri) a doppia pelle, due foil laterali e nessuna chiglia né deriva. Il risultato? La bellezza di più di 50 nodi di velocità (90 km/h).

Grazie alla combinazione innovativa di moderni sistemi di navigazione, le performance sono aumentate, ma ancora esistono delle limitazioni per questo tipo di tecnologia. I foil, infatti, non funzionano con poco vento o con mare mosso. Nel primo caso, la bassa velocità non consentirebbe il decollo e nel secondo sarebbe impossibile gestire tutti i minimi equilibri che una barca con le ali richiede. Per questo motivo le barche in Coppa America competono in acque protette e piatte.

Dai multiscafi al monoscafo

I foil sono stati introdotti in Coppa America dal Team New Zealand ed erano già presenti nei catamarani visti nelle edizioni 2013 e 2017. Ma è la prima volta che si vedono montati su un monoscafo, e il risultato è spettacolare. Questa rivoluzione cambierà per sempre il modo di progettare le barche da regata. La parte immersa è diventata di colpo meno importante, perché in acqua ora ci sono soltanto delle ali in carbonio lunghe un paio di metri. D’ora in poi sarà l’aerodinamica dello scafo – e non più l’idrodinamica – a fare da padrona.

I nuovi sviluppi hanno attirato diverse critiche, soprattutto dai velisti più tradizionalisti: molti pensano che la Coppa America sia diventata un gioco per soli ingegneri. Perfino American Magic – il team statunitense dell’America’s Cup – avrebbe voluto tornare ai monoscafi classici. Ma se sono la velocità e l’arrivare primi gli obiettivi di questo tipo di competizione, non dovrebbe essere corretto migliorare costantemente la tecnologia per arrivare a battere i record del passato? Si è mai vista una Formula 1 ritornare a un modello precedente, molto più lento, per gareggiare? Alla fine, le regate della coppa America non sono altro che il risultato prodotto da un obiettivo comune, il quale dà significato all’intera competizione: la continua ricerca per migliorarsi.

*deriva: imbarcazione di piccole dimensioni non cabinata che presenta una deriva mobile, ovvero quell’appendice sempre sommersa simile a un’ala (da cui deriva il foil) collocata perpendicolarmente nella parte più bassa dello scafo. Tutti i velisti sono partiti da una deriva per imparare a navigare

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