Così il tennis si (r)innova. E diventa sempre più tech

Di Redazione

Da centotrent’anni a questa parte, il tennis non è cambiato più di tanto. Nella storia di questo sport, infatti, non vi sono stati grandissimi sconvolgimenti nelle regole e nelle attrezzature utilizzate, al di fuori dei significativi miglioramenti nei materiali per le racchette, prima di legno, ora in carbonio o grafene.

Certo, non ci sono più giocatori “preistorici” e di fino come Rod Lever, Fred Perry, Roy Emerson, Ken Rosewall e Bill Tilden, ma negli ultimi decenni abbiamo potuto apprezzare, per esempio, il talento di Bjorn Borg, John McEnroe, Jimmy Connors, Ivan Lendl, Andre Agassi, Pete Sampras, Rafael Nadal Novak Djokovic e Roger Federer. Quindi, insomma, non ci si può lamentare, anche se il gioco si è fatto via via sempre più fisico e meno qualitativo.

Ma torniamo a noi. La capacità del tennis di rimanere fedele alle origini, forse, è una delle ragioni che rende così apprezzato e longevo questo sport. La Federazione Internazionale, infatti, da sempre cerca di evitare l’intervento massiccio della tecnologia sui campi da gioco.

La disciplina negli ultimi anni è stata capace di riscuotere un successo sempre maggiore e ultimamente anche gli atleti nostrani si stanno ritagliando uno spazio importante. Come Jannik Sinner, astro nascente del tennis italiano. Allo stesso modo, anche molte aziende del Belpaese stanno progettando tecnologie sempre più avanzate, da tessuti leggerissimi a software, passando per telecamere destinate al monitoraggio delle fasi di allenamento. Eccone qualche esempio.

Le novità tech nel mondo del tennis 

Se la struttura e le dimensioni delle racchette sono rimaste sostanzialmente invariate nel corso degli anni, i cambiamenti apportati sono arrivati per quanto concerne i materiali e alcune diavolerie della tecnologia, non sono visibili all’esterno.
Come, per esempio, Babolat Play, un apparecchio inserito all’interno del manico, in grado di registrare tutti i dati necessari per uno sportivo. Viene registrata la velocità del colpo effettuato e, unendola alla struttura della racchetta, è possibile calcolare la velocità del servizio, le volte in cui la pallina viene colpita, le sue rotazioni e addirittura il punto di impatto. Tutti questi dati sono disponibili sullo smartphone – grazie a un app collegata – e condivisibili con altri utenti. Svolge una funzione analoga a quella di Babolat un polsino in spugna, anch’esso collegabile allo smartphone.

Sempre applicabile al manico della racchetta, stavolta all’esterno, ecco Fluendo 4.0. Questo oggetto è un elastico in gomma che attutisce le vibrazioni dell’impatto con la palla, diminuendo lo stress che si ripercuote sul gomito e il polso degli atleti.  Il Fluendo 4.0, inoltre, è un prodotto realizzato da sviluppatori italiani.

Per quanto riguarda il telaio della racchetta e la sua composizione, l’innovazione più importante è di sicuro la Kinetic System, un sistema che prevede delle capsule piene di microsfere all’interno del telaio, che si caricano di energia cinetica durante la preparazione del colpo. Nel momento dell’impatto con la pallina, queste capsule rilasciano energia per il colpo e aumentano la precisione del tiro, riducendo anche le vibrazioni generate. 

A livello di materiali, tra le ultime novità c’è il grafene, un derivato del carbonio che assicura un’ulteriore stabilità e leggerezza alla racchetta. La tecnologia Graphene 360+ migliora il trasferimento dell’energia nel colpo, grazie a innovative fibre che aumentano la flessibilità del telaio, quest’ultimo con design asimmetrico per aiutare a colpire la pallina con il centro più o meno esatto della rete di corde.

Per calcolare la velocità del servizio molti allenatori utilizzano un apparecchio simile alla pistola dell’autovelox mobile. I nuovi “radar speed”, invece, riescono a calcolare la velocità della pallina, se compresa tra i 5 e i 199 km/h, anche a distanza di nove metri. 

Uno dei problemi delle palline da tennis è la depressurizzazione dopo un po’ di tempo dalla fabbricazione e anche a causa del loro utilizzo. Per risolvere questo inconveniente è stato progettato il Ball Rescuer, un tappo a tenuta stagna per il tubo di palline, che può ricaricare le palline alla pressione ottimale immettendo dell’aria all’interno del tubo.

Oltre alla velocità delle palline, si potrà misurare anche la distanza percorsa dal tennista utilizzando l’Adidas miCoach Speed Cell. L’app fornisce i dati sugli scatti verso la rete, all’indietro o gli spostamenti laterali. Con questi dati alla mano si possono fare interventi mirati per migliorare allenamenti e prestazioni. La batteria del sensore, inserito nelle scarpe, dura tra le sette e le otto ore.

A proposito di scarpe da tennis, le Wilson Khaos 3.0 SFT sono tra le migliori sul mercato. Sono dotate del sistema di chiusura Quicklace e di tecnologie all’avanguardia per migliorare il comfort e la velocità al passo. La tomaia sostiene la caviglia mentre il rinforzo laterale migliora e facilita gli scatti e i movimenti laterali. 
Anche la costruzione dei campi, col tempo, si sta evolvendo sempre più. Le ultime novità riguardano dei campi da tennis indoor realizzati in vetro, sotto il quale vi sono dei led che compongono le linee di gioco. Questi campi sono adattabili anche ad altri sport come il basket e il volley. In Italia il più noto è la Sports Arena di Lazzate (Monza e Brianza).

tennis, Sports Arena
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