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Il concerto-assembramento? Esperimento riuscito, contro il Covid

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Prendiamo cinquemila persone, mettiamole in un palazzetto, facciamole assistere, ballare e cantare a un concerto, senza distanziamento, ma con una mascherina Fpp2, dopo averle “tamponate rapidamente” all’ingresso, e vediamo un po’ cosa succede.

È stata questa la premessa dell’esperimento andato in scena in Spagna, a Barcellona, al Palau Sant Jordi, il 27 marzo scorso e di cui si sta parlando (giustamente) negli ultimi giorni. Perché l’assembramento-esperimento è riuscito: non si sono registrati contagi da Covid-19 provocati dall’evento, il concerto della band pop-rock catalana Love of Lesbian.

Perché, d’altronde, come già si sapeva, se vengono prese tutte le precauzioni del caso, se ci sono dispositivi di sicurezza e sistemi tracciamento, il rischio si abbassa, si abbatte sensibilmente. E infatti, come il caso catalano insegna, delle 4.592 persone che hanno preso parte al concerto all’interno del palazzetto (ben arieggiato, grazie a un sistema di ventilazione che ha garantito un corretto ricambio dell’aria) solamente sei persone sono risultate positive ai test antigenici condotti entro due settimane dopo l’assembramento-esperimento.

Ma, attenzione, secondo i ricercatori queste persone si sarebbero infettate altrove e una forse era positiva anche prima di entrare al Palau Sant Jordi, ma aveva una carica virale talmente bassa da non essere stata intercettata dal test pre-evento. Ciò detto, anche ipotizzando che sei persone su 4.592 si siano infettate al concerto dei Love of Lesbian, il tasso di positività (0,13%) è la metà del tasso medio di infezione a Barcellona…

Tutto questo, come peraltro sottolineato dagli stessi medici protagonisti dell’esperimento, dimostra che un concerto di musica dal vivo al chiuso è un’attività sicura, se organizzata con le corrette misure di sicurezza, la giusta ventilazione, i test all’ingresso e susseguenti all’evento e i dispositivi di sicurezza individuale Fpp2 indossati per tutta la durata della manifestazione.

Quello che si è tenuto nell’arena è stato uno dei più grandi raduni in Europa da quando è iniziata la pandemia: in molti inizialmente hanno storto il naso, etichettando l’iniziativa come una forzatura, un rischio e bollando i suoi ideatori come “incoscienti”. Ma gli organizzatori – dalle istituzioni di Barcellona ai medici coinvolti nel test – hanno fatto un semplice esperimento (che è la base del metodo scientifico!) e sono stati tutto fuorché incoscienti e, anzi, hanno preso un rischio, sì, ma calcolato.

Quello stesso “rischio calcolato” di cui ha parlato diffusamente Mario Draghi, allentando la stretta sulle misure di contenimento e che ha portato – finalmente! – alla riapertura anche di cinema, teatri e musei, che sono stati chiusi ingiustamente per un anno, nonostante non si avessero evidenze scientifiche circa una maggior possibilità di contagio in sala, nonostante questi siano per loro stessa natura luoghi nei quali è facilissimo adottare il distanziamento sociale e tute le misure di prevenzione e sicurezza anti-Covid del caso.

L’industria dell’intrattenimento e della cultura, quindi, può ripartire (anche) da qui, (anche) dal metodo scientifico, (anche) da un bel concerto-assembramento-esperimento. Certo, i costi ci sono e sono elevati, ma questa è la strada da imboccare, convintamente. Perché questa non è fantascienza, ma, appunto, scienza.

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