Coronasomnia, l’insonnia ai tempi della pandemia

Di Redazione

Insonnia, o meglio coronasomnia, cioè l’insonnia ai tempi della pandemia di coronavirus. E se le ore di sonno diminuiscono sensibilmente, aumenta di rimbalzo – verticalmente – il business dei prodotti per agevolare il dolce dormire. Spieghiamo.

Il sonno è una delle azioni e dei momenti più importanti e rifocillanti per l’organismo umano. Spesso, però, è disturbato fino a raggiungere, nei casi più estremi, l’insonnia. I fattori scatenanti sono molti: uno stato di salute non proprio ottimale, uno stile di vita troppo sedentario, lo stress accumulato; il periodo che stiamo attraversando, poi, non aiuta certo a migliorare la situazione.

In seguito allo scoppio della pandemia da Covid-19, infatti, si è registrato un aumento critico delle persone affette da insonnia o problemi legati al sonno, passando da 1 su 6 a 1 su 4 nel giro di pochissimo tempo. Questo ha portato a coniare addirittura un nuovo termine: “coronasomnia”, crasi di coronavirus e insomnia.

A studiare questo particolare fenomeno sono stati i ricercatori dell’Università di Southampton, che hanno notato un incremento massiccio nella vendita di farmaci per conciliare il sonno. La situazione non è da sottovalutare, dato che la mancanza di ore trascorse a dormire può sfociare in altre patologie, più o meno gravi.

A detta degli esperti, sembrerebbe che i soggetti che non dormono a sufficienza siano più propensi ad ammalarsi di Alzheimer e di cancro, oltre a condurre una vita più sedentaria. Inoltre, le principali condizioni psichiatriche coinvolgono la sfera del sonno, causandone l’interruzione o disturbandola in modo significativo, portando le persone a soffrire di ansia, depressione e anche tendenze suicide. 

Il fabbisogno di sonno del nostro organismo è molto importante, anche un minimo scompenso può influenzare la nostra vita. Prendiamo come esempio il passaggio dall’ora solare a quella legale, e viceversa. Secondo le stime e i dati raccolti da un totale di circa 1,6 miliardi di persone, il giorno dopo l’entrata in vigore dell’orario legale si ha un incremento del 24% degli attacchi di cuore. Al contrario, il giorno dopo l’entrata in vigore dell’orario solare si ha una diminuzione del 24% degli attacchi di cuore.
I Paesi dove si registrano più patologie legate al poco sonno sono il Regno Unito, gli Usa, il Giappone, la Corea e gran parte dei paesi dell’Europa occidentale. 

Secondo l’esperto del sonno Neil Stanley, per migliorare la nostra condizione fisica e salute mentale, l’unica cosa che possiamo fare è assicurarci di dormire dalle sette alle nove ore a notte. Per rendere possibile questa condizione, c’è bisogno di tre cose: una camera da letto che sia confortevole, un corpo rilassato e una mente tranquilla. Facile a dirsi, difficile a farsi…!

Nonostante questi consigli, la coronasomnia impazza e il mercato globale del sonno sembra destinato a crescere senza fermarsi almeno fino al 2030, quando si raggiungerà un valore stimato di ben 163 miliardi dollari, oltre il doppio rispetto al 2019.

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