Zoom Dysmorphia, ecco il nuovo disturbo da (post) pandemia

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È stato ribattezzato Zoom Dysmorphia, ovvero la dismforfia di Zoom, il nuovo disturbo che ha colpito – e sta colpendo – migliaia di persone ad ogni latitudine.

Una doverosa parentesi, che parentesi non è, bensì una spiegazione: la dismorfia, nota anche come dismorfismo corporeo, è una condizione psicologica per cui i pazienti si fissano su una caratteristica o su più caratteristiche del proprio aspetto esteriore, notando imperfezioni o difetti che per altre persone appaiono minimi o del tutto inesistenti.

Cosa c’entra Zoom? Beh, è facile intuirlo. La piattaforma di riunioni virtuali che ci ha fatto compagnia in tempi di lockdown – e che comunque si usa in molti uffici per lavorare e organizzare riunioni – si è trasformata in un tanto perenne quanto fallace specchio dei nostri tratti somatici. Insomma, mesi e mesi passati a utilizzare le fotocamere frontali dei nostri pc e dei nostri smartphone ci hanno portato ad avere una visione distorta di noi stessi; un effetto, questo, che non se ne andrà via molto facilmente.

Ecco allora la dismorfia da Zoom, ben fotografata in tempi non sospetti dalla dottoressa Shadi Kourosh, dermatologa presso la Harvard Medical School, che durante la pandemia notò un’impennata di richieste di appuntamenti per risolvere problemi (o presunti tali) estetici, quando le priorità erano certamente altre. “Le persone chiedevano a gran voce di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica in un periodo in cui le persone venivano incoraggiate a non correre rischi medici non necessari. La preoccupazione per il modo in cui le persone si vedevano apparire in cam era quantomeno insolita. Ma le persone non capiscono che in realtà, su Zoom e altre piattaforme, non guardano un vero riflesso di se stesse; non si rendono conto che è uno specchio distorto”, ha spiegato la professoressa al The Guardian. Spiegazioni pressoché inutili per molti, visto che la Zoom Dysmorphia è una delle conseguenze a coda lunga di questi ultimi diciotto mesi.

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