Consumi ed emissioni: sì, vivere in digitale inquina (non poco)

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Il digitale è davvero green? Verrebbe da rispondere di sì, ma la realtà è un’altra.
Internet, computer, tablet, smartphone, app di messaggistica istantanea, smart tv, piattaforme di video streaming, servizi in cloud e videogiochi: i pilastri fondanti della nostra vita digitale inquinano e lo fanno più di quanto potessimo immaginare.

Le tecnologie di cui ci serviamo tutti i giorni – le stesse che ci stanno permettendo di lavorare e mantenere i rapporti sociali in questi tempi strani e difficili causa pandemia di Covid-19 – hanno un ciclo di vita energicamente dispendioso, dall’estrazione dei minerali per le batterie alle pratiche di smaltimento.

I dispositivi, e le infrastrutture digitali di cui necessitano per funzionare (come i data center), consumano importanti quantità di elettricità: se quest’ultima non viene prodotta da fonti rinnovabili, bensì da combustibili fossili, è impossibile evitare emissioni di anidride carbonica nell’ambiente. E la CO2, come ben sappiamo, è responsabile del surriscaldamento globale.

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Spieghiamo. Il think tank francese The Shift Project, nel report “Lean ICT-Towards Digital Sobriety”, ha mostrato come per produrre un grammo di uno smartphone si consumi un quantitativo di energia ottanta volte maggiore rispetto a quello necessario per produrre un grammo di una comune vettura. Con la differenza che la vita media di un telefono è di due anni e quella di un’automobile è di circa sette od otto…

Sempre secondo l’analisi del gruppo di esperti, nel 2020 le tecnologie digitali utilizzate nella trasmissione, ricezione ed elaborazione di dati e informazioni hanno contribuito per il 3,7% alle emissioni globali di anidride carbonica (saranno l’8,5% nel 2025 e il 14% nel 2040).

Forse non ci avevamo mai pensato, ma guardare un video, una serie tv o un film in streaming, consuma e inquina, perché l’energia di cui si serve un dispositivo va ben oltre quella consumata dal caricabatteria per tenerlo in vita, ed è più di quanto vediamo e paghiamo in bolletta.

Ecco, attenzione: guai a demonizzare il digital lato sensu, perché l’efficienza energetica degli oggetti tecnologici protagonisti della nostra vita digitale è in continuo miglioramento, il che è ovviamente una bella notizia per l’ambiente. Al momento, però, la rivoluzione tecnologica che ha stravolto (e semplificato) la nostra quotidianità non si è affrancata dai combustibili fossili, rendendosi davvero ecosostenibile.

Insomma, l’obiettivo è quello di rendere sempre più leggera l’impronta ambientale del digitale, migrando maggiormente (per non dire totalmente) verso le rinnovabili e cercando anche – nel nostro piccolo – di avere un rapporto meno frenetico, dipendente e compulsivo con i nostri schermi. Perché un digitale davvero sostenibile è possibile.

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